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Bullismo e cyberbullismo, come affrontarli

Condivido il mio articolo pubblicato sul settimanale Vita Nuova, che tratta un tema difficile ed attualissimo.

Quando è utile affrontare il tema del bullismo e quali sono le sedi più adatte per farlo? La risposta è semplice, più se ne parla meglio è, in situazioni e luoghi diversi, in famiglia, a scuola, con gli amici, nelle sedi sportive, ecc. 

Il tema del bullismo, con la derivazione del cyberbullismo – ossia l’utilizzo del web per attivare delle azioni di bullismo, molto spesso più pesanti nei confronti della vittima in quanto visibili e condivisibili da tutti, aumentando così, in maniera esponenziale, la derisione verso la vittima – parte proprio dallo scherno e, di solito, si focalizza su ragazzi e ragazze che hanno una particolare sensibilità e timidezza. 

Ci sono diverse tipologie di bullo, da quello più forte dal punto di vista sociale, spesso un capo-branco, di cui tutti vogliono essere amici e, spesso, stimato anche dagli insegnanti a quello forte dal punto di vista fisico, che usa la sua aggressività per prevaricare gli altri.

Spesso diventa difficile accorgersi di situazioni di bullismo che, molte volte, viene scambiato per normale atteggiamento di presa in giro reciproca che termina col le risata generale di tutti. Nel bullismo, solitamente, l’unico a non ridere è la vittima, l’agnello sacrificale del gruppo, quello su cui si concentra il “fuoco” nemico e, a volte, anche quello amico.

Tali situazioni possono andare avanti per anni con un lento logorio dell’autostima della persona, che, il più delle volte, tende a chiudersi in se stessa, non denunciando il fatto né ai suoi insegnanti né ai propri genitori, entrando in una spirale da cui, da sola, non ha possibilità uscire.

La fascia di età più coinvolta da questo fenomeno va dagli 11 ai 17 anni e le cause scatenanti possono essere molteplici, dovute alla mancanza di regole, al piacere di far soffrire, all’intolleranza verso chi è diverso, alla noia sociale e alla monotonia. Da parte di genitori ed educatori è necessario non sottovalutare il fenomeno andando ad approfondire eventuali situazioni o atteggiamenti dei ragazzi che possono nascondere attività di bullismo in stato embrionale o già persistenti da tempo.

Il bullismo sul web, detto cyberbullismo, è in costante crescita in questi anni con il proliferare dell’utilizzo degli smartphone e delle applicazioni come i social media o la messaggistica istantanea, dove gli smartphone vengono utilizzati per fotografare o filmare situazioni imbarazzanti nei confronti della vittima predestinata e i social per condividere con un ampio pubblico, la cerchia di amici, i compagni di scuola, i gruppi sportivi, tali filmati al fine di aumentare l’imbarazzo e demolire psicologicamente la vittima. Individuare tali fenomeni sul web è particolarmente difficile. Le app utilizzate dai giovani difficilmente sono le stesse usate dagli adulti, inoltre c’è un basso livello di conoscenza da parte di questi ultimi sull’utilizzo del web e dei rischi che comporta.

A livello nazionale il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca ha attivato negli ultimi anni una serie di progetti per formare e sensibilizzare gli insegnanti. A livello locale, di questa tematica, sono parte attiva le istituzioni come il Comune di Trieste, l’Azienda Sanitaria, la Polizia Postale, gli istituti scolastici, le associazioni.

Il Comune di Trieste ha attivo da anni un gruppo di lavoro che si occupa di queste tematiche composto da personale dei Servizi Sociali che quotidianamente si rapporta con i ragazzi ed organizza un bellissimo spettacolo teatrale itinerante, Bulli di Sapone, dedicato alle scuole.

Dallo scorso anno l’Amministrazione comunale ha creato anche un format #6Bullo6Zero arrivato al suo terzo appuntamento, che si terrà al teatro Rossetti in aprile, dove, in una sorta di talk show con ospiti e beniamini dei ragazzi e alla presenza di rappresentanti della Polizia Postale e dell’Azienda Sanitaria Universitaria Integrata di Trieste, alternando momenti divertenti a riflessioni più serie, si cerca di far riflettere i ragazzi presenti su quanto sia facile incappare in situazioni di bullismo e diventarne complici anche solo mettendo un like ad un post o restando a guardare senza fare nulla, bullismo passivo.

Gli incontri di #6bullo6zero hanno visto la presenza dell’attore e comico triestino Angelo Pintus, che nei suoi spettacoli inserisce spesso temi sociali, del blogger Andrea Galeazzi seguitissimo dai ragazzi per le recensioni sulla tecnologia, dei campioni triestini dello sport della Triestina Calcio, dell’Alma pallacanestro, della campionessa mondiale di pattinaggio Silvia Stibilj,  della campionessa italiana di ginnastica artistica Tea Ugrin, degli youtuber My Personal Pizza e tanti altri, dove ognuno ha parlato delle proprie esperienze di vita, dei successi e degli insuccessi, coinvolgendo la platea.

Non esiste una ricetta per debellare un fenomeno spesso sottovalutato ma che in molti casi può compromettere la vita delle persone che lo subiscono anche dopo molti anni o che, nei casi più gravi, porta la vittima a tentare il suicidio. L’unico modo per fronteggiare il bullismo è mantenere alta la guardia, parlandone e scrivendone il più possibile, sensibilizzando i ragazzi, i genitori e gli insegnanti, facendo squadra tra enti, istituzioni, associazioni, gruppi sportivi, costruendo assieme una rete di confronto e monitoraggio sul territorio.

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