In tempi di coronavirus l’italiano medio dà il meglio e il peggio di sé

Aprile 7, 2020 by Nessun commento

Così, in queste settimane cupe, dove la lista dei morti fa da sfondo ai post su Facebook, mi sforzo di capire come le reazioni degli italiani passino in pochi minuti da sentimenti di altruismo nei confronti dei medici che, stremati, affrontano turni di lavoro disumani, alla tristezza generale per le persone che muoiono senza nemmeno poter vedere per l’ultima volta i propri cari, all’euforia generale per ritrovarsi faccia a faccia, sui propri balconi a cantare l’Inno Nazionale, a urlare ai passanti sotto casa dove ca**o vanno mettendo a rischio la loro vita e quella degli altri, a denunciare, con tanto di foto postata, il runner che ogni mattina passa nella via di fronte in piena tenuta da gara, manco fosse Forrest Gump, a imprecare perchè non riescono a connettersi al meeting aziendale tramite Skype, a lamentarsi perchè non possono uscire di casa per una passeggiata salutare, ad indignarsi perchè, in Italia, con tutti questi DPCM sta sparendo la democrazia e la libertà delle persone, a chiedere l’intervento dell’Esercito per far rispettare i divieti e le ordinanze. Non c’è un’Italia divisa tra nord e sud, siamo tutti uguali nel cercare di eludere le regole.


Foto tratta da “Italiano Medio” di Maccio Capatonda

In un marasma di post, dove ognuno deve dire la sua, dove tutti hanno la verità in tasca, dove è necessario obbligare con leggi e sanzioni le persone a stare a casa perchè se non c’è l’obbligo allora significa che si può fare, dove i possessori di cani e i runners vengono odiati e sbeffeggiati, proprio qui si può delineare il profilo dell’italiano medio, diviso tra amore e odio, ben mescolati assieme, che vuole essere solidale con il prossimo a patto però che tra il prossimo ci sia anche lui.

Siamo stati educati così da una società che non ha mai messo davanti gli interessi dei tanti ma quelli del singolo, una società che ci ha insegnato che il più furbo sopravvive e che le leggi, soprattutto in alcune circostanze, non sono dogmi ma parole da interpretare, ognuno a suo modo.

Sono questi i momenti in cui bisognerebbe azzerare e ripartire, dopo un profondo esame di coscienza, per cambiare dei modelli di una società che, al di là del coronavirus, ci porterà incontrovertibilmente all’auto distruzione.

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